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    July 11

    La spinta di Villafranca (At)

     

    La stazione di Villafranca-Cantarana situata sulla linea Torino-Genova, fino al 29 maggio 1986 è stata sede di rimessa per una locomotiva di spinta che serviva a rinforzare i treni merci (ed anche viaggiatori) di elevato peso, per superare l'aclività di circa 100 metri esistente tra Villafranca Km.40+771 e Villanova d'Asti Km. 30+160. In stazione oltre alla rimessa per la locomotiva esisteva anche un dormitorio con una cucina per i macchinisti, che a turni erano presenti 24 ore al giorno.
    Il servizio si svolgeva nel seguente modo.
    All'origine della composizione di un treno merci la stazione di Alessandria Sm.to, comunicava al DM di Villafranca, il peso del treno che era stato formato, il tipo di locomotiva che lo trainava, ed in funzione di apposite tabelle si poteva rilevare se occorreva il rinforzo. Una volta accertata la necessità, il DM di Villafranca, comunicava al DM di Villanova il seguente fonogramma: "CS Villanova, treno xxx partirà con spinta", dal 1961 con l'entrata in servizio del Posto di Blocco N.15 tale fonogramma fu esteso anche al Guardia Blocco. All'arrivo a Villafranca il treno da spingere si fermava; nel frattempo il loc.di spinta usciva dalla rimessa per portarsi in coda ed agganciarsi.
    Con opportuni fischi si comunicava al Dirigente di stazione che tutte le operazioni erano state svolte e che quindi il treno poteva ripartire e una volta giunto a Villanova la spinta veniva sganciata, per poter così rientrare a Villafranca.
    Il servizio di spinta era iniziato con le locomotive a vapore, poi con i locomotori trifase ed infine con i locomotori a corrente continua, principalmente del gruppo 626. Un'innovazione importante fu quella di sveltire la operazioni di sgancio del locomotore di spinta, adottando un sistema detto a "maglia sganciabile" grazie al quale veniva evitata la fermata del treno a Villanova, con un notevole risparmio di tempo. La "maglia sganciabile" era costituita da un meccanismo collegato con una fune d'acciaio che si portava in cabina di guida; quando il treno raggiungeva il culmine della salita, con opportune precauzioni, il macchinista tirava la fune, provocando l'apertura di un nottolino e liberando il gancio della maglia. Nel rilasciare la fune il peso della stessa, non trovando nessun arresto, scivolava giù liberandosi dall'ultimo veicolo di coda. Un sistema però non sempre funzionante; ricordo infatti che in diverse occasioni, al transito del treno a Villanova, i macchinisti con fischi e sbracciamenti, attiravano l'attenzione per farci capire che la maglia non si era sganciata. A questo punto il DM di Villanova avvisava immediatamente il DM della stazione successiva (Pessione), per arrestare il treno e provvedere al distacco della spinta.
    Il locomotore di spinta veniva sovente anche usato per svolgere le operazioni di manovra a Villanova; innumerevoli erano le discussioni fatte con i macchinisti, che non avendo treni da spingere potevano starsene tranquillamente oziare a Villafranca, ed invece...............!
    Anche i treni viaggiatori, in diverse occasioni hanno avuto bisogno dell'aiutino del 626 di Villafranca! Sul finire degli anni "70, frequentemente la "Freccia Adriatica" con 15-16 vetture ed una E444, fermava a Villanova per staccare il 626 che Villafranca aveva aggiunto in testa. Per un motivo a me ancora sconosciuto, un treno con la E444 o Tartaruga non poteva essere spinto, ma doveva essere in doppia trazione. Nel periodi di punta poi diversi erano i treni dal Sud che con un 636 in testa dovevano essere aiutati. Con l'avvento di locomotori più potenti, tipo E656 ma soprattutto l'E632-E633, la salita del 12 per mille fra Villafranca e Villanova, non faceva più paura e così il 626 di spinta, dal Maggio 1986, se n'è andato in pensione. Pochi anni dopo, il caseggiato che ospitava il dormitorio e la mensa per i macchinisti, veniva abbattuto e per Villafranca incominciava la monotonia del solito.... TREN TREN!!

     

    Grazie Renato (Subaruiv) per collaborare con noi ed aspettiamo nuove "pillole" che racchiudono picole storie di grandi momenti delle nostre ferrovie.

    Di seguito alcune foto d'epoca della stazione di Villafranca e riferimenti al racconto di cui sopra ed un video girato dalla cabina di un locomotore nel lontano 1995 e con arrivo a Villanova d'Asti. Buona visione a tutti.

    GianFranco.

     

    Didascalia delle fotografie:

    sp1) Foto d'epoca
    sp2) Locomotiva 640 di spinta ai tempi della trasformazione da corrente alternata a corrente continua (1961)
    sp3) Ai tempi del trifase, locomotre E550
    sp4) Locomotore di spinta 626 di rinforzo in coda a un treno merci per Torino, in partenza da Villafranca
    sp5) Villafranca, il 626 con alcuni miei ex colleghi
    sp6a) Villafranca, il caseggiato bianco è l'ex rimessa della spinta
    sp7) Stazione di Villafranca
     
     
    Ed ecco il video:
     
      

     

     


     

    November 22

    Quella volta che il treno partì con il rosso.....e finì nel fosso

    Un altro straordinario racconto di vita ferroviaria dell'amico Subaruiv.
     

    Era una sera d’inizio Marzo 1985 e il treno merci 50524 (Alessandria Sm.to – Torino Sm.to), con il locomotore 636-171, dopo aver manovrato come ogni sera nella stazione di Villanova d’Asti, era pronto a partire dal terzo binario.

    Villanova ha 5 binari, il 1° e il 2° per la circolazione, il 3° per le precedenze ed il 4° e il 5° per la presa e consegna dei carri, da parte della ditta di spedizioni “Villanova S.p.a.”. Normalmente il 2° binario è utilizzato per i treni dispari (da Torino verso Alessandria), ma quella sera il dirigente movimento, per esigenze di circolazione, aveva dovuto farvi transitare il treno merci pari 56280 (Alessandria – Torino).

    Verso le 23 all’apertura del segnale verde per detto treno, il macchinista del 50524, scambiandolo per suo, partiva a spron battuto. Il macchinista del 56280, intuito di quanto stava accadendo fischiava ripetutamente per avvisare quello 50524, ma il tutto si rivelava inutile. Il macchinista del 50524 si accorgeva dell’errore solo dopo aver visto che lo scambio di uscita per il suo treno era in posizione normale (causa la via libera per l’altro treno) e nonostante l’azionamento della frenatura rapida, il locomotore dopo aver abbattuto il tronchino finiva completamente nel fosso, tranciando tutti i cavi del blocco elettrico. Nella stazione fu il caos più completo. Si spensero i segnali, nel quadro luminoso tutti i circuiti si occuparono, con impossibilità di fare qualsiasi operazione come, girare scambi, fare transiti, ecc. Praticamente la circolazione era bloccata. Dopo i primi attimi di panico e sbigottimento venivano allarmati operai, tecnici e capi vari. Verificato che non c’erano feriti e che il locomotore non intralciava la circolazione, si provvedeva alla fermascambiatura (messa in sicurezza) dei deviatoi (scambi) interessanti la circolazione, tutti i treni dovevano essere pilotati (scortati) dal segnale di protezione fino in stazione. Diversi treni vennero deviati via Novara-Alessandria.

    Intanto gli operai degli impianti elettrici (IE) verso mezzogiorno (circa 12 ore dopo l’incidente), riuscivano provvisoriamente a far funzionare il blocco elettrico facendo, in tal modo ritornare la quasi normalità, e l’emergenza circolazione poteva definirsi conclusa. I carri del 50524 che fortunatamente non erano rimasti coinvolti nell’incidente, una volta staccati dal locomotore e dopo le dovute verifiche, ripartivano con un altro treno.

    Il locomotore 636 rimaneva così a far bella mostra di sé per una settimana, in quanto si doveva programmare il recupero, calcolando di non interrompere la circolazione e di spostare un tratto della linea primaria permettendo alla Gru di operare.

    Dopo una settimana, arrivava da Milano Sm.to il treno soccorso, trainato da una D145 e composto da una vettura letti, una vettura mensa, vari carri con attrezzi e la Gru EDK 1000 da 125 ton. La squadra operai addetta al recupero sarebbe rientrata in sede solo al termine dell’operazione. Il giorno successivo incominciavano le operazioni di piazzamento della gigantesca Gru, non senza difficoltà.

    Infatti dopo attente valutazioni si decideva il piazzamento all’interno della ditta di spedizioni Villanova S.p.a. abbattendo parte della recinzione in cemento e bloccando l’attività della ditta per due giorni (arrivo e partenza carri). Si provvedeva poi a irrigidire la cassa del locomotore visto che il 636 essendo snodato non poteva altrimenti essere recuperato. Il giorno seguente verso le 9, incominciavano le operazioni vere e proprie di recupero, la circolazione dei treni avveniva esclusivamente sul 1° binario, in quanto per questioni di sicurezza il 2° binario era stato interrotto.

    Dopo alcuni infelici tentativi di sollevamento, si decideva per lo sganciamento dei 3 carrelli, visto che il locomotore del peso di 101 ton, era sprofondato nella terra fino all'altezza della cassa. Verso mezzogiorno la cassa veniva provvisoriamente adagiata su due cataste di traverse (Circa 300). Sui tre carrelli recuperati e messi sul binario veniva riposizionata la cassa, riallacciato il tutto e levati gli irrigiditori. Nel pomeriggio il locomotore ripartiva con i propri mezzi, a 50 km/h per le officine riparazioni di Torino. Per il recupero, alla fine, sono stati necessari 3 giorni di lavoro con un costo stimato, all'epoca, di 150 milioni.

     

    Per rendere meglio l'idea del racconto e del recupero del locomotore, eccovi un fotovideo che Subaruiv aveva effettuato nei giorni dell'accaduto.

     

       

    Ed ecco la gru che ha eseguito l'operazione.

     

     

     

    May 29

    Pillole di Subaruiv - I Carri Bovini

     

    Altra rubrica frutto della collaborazione con Subaruiv, il quale è un ex ferroviere che per anni ha lavorato nella zona di Alessandria/Asti, soprattutto al famoso Posto di blocco n°15 dal quale ha tratto molti dei suoi video presenti su YouTube. Inutile ribadire che i racconti di tanti e tanti anni di lavoro saranno innumerevoli, ma la passione e la precisione nei dettagli che ha messo nel raccontarmene alcuni a voce, faranno si che questa sarà una rubrica che leggeremo con molto piacere e voglia di conoscenza, soprattutto per molti termini a noi sconosciuti.

    Grazie ancora Subaruiv…..e non lesinare a raccontarci le tue esperienze di vita ferroviaria….

     

    I CARRI BOVINI – Parte 1°

     

    Negli anni ‘70/’80 il trasporto di bestiame avveniva principalmente tramite ferrovia, e la stazione di Villanova D’Asti dove ho prestato servizio dal 1971 al 2003 in quegli anni aveva un discreto traffico di carri bestiame provenienti dalla Francia e diretti in Sicilia, con treni che avevano la numerazione 50033-50009-50011-50017.

    Il treno 50033 aveva una “fermata d’orario” di circa 30’ (arrivo previsto alle ore 19.00) e frequentemente portava carri per la stazione di Villanova, che venivano manovrati e portati “a scalo” dove gli addetti allo scarico normalmente erano già in attesa. Si trattava per lo più di un massimo di 2/3 carri alla volta, che in alcuni periodi annuali avevano anche frequenza giornaliera. Oltre al 50033, anche il 50009 trasportava bovini, ma fortunatamente questo succedeva raramente  (Ndr…ahh beato lavoro statale J) in quanto spesso arrivava alle 2.00 della notte e di conseguenza non era propriamente preso in simpatia, specialmente nelle fredde notti invernali.

    Una volta scaricati i carri venivano chiusi e piombati, per essere poi avviati allo scalo di Alessandria per la lavatura e la disinfezione degli stessi.

    Spesso succedeva anche il contrario, ovvero la partenza direttamente dal posto per la Sicilia, in particolare, quanti ricordi mi stanno sopraggiungendo, per Grammichele, Giarre, Acireale, Guardia e molti altri. Questo carri venivano aggiunti in coda al Locale (Ndr: così si chiamavano una volta i….Regionali) 1043 delle 14.20 per Alessandria, dove venivano immediatamente staccati per ripartire in serata verso il meridione agganciati ad un Direttissimo (Ndr: L’attuale Espresso).

    Nella stazione di Villafranca era stabile, e pronto all’uso, un locomotore E626 che veniva utilizzato come “rinforzo” ai treni merci “pesanti” per permettere agli stessi di superare (udite udite) la salita di 11 km fino a Villanova del 12 per mille…avete letto bene: DODICI PER MILLE!!! Tale locomotore veniva utilizzato per le manovre, dopo aver prelevato i carri “a scalo”, e li posizionava sul “tronchino” del 3° binario, dove veniva ricevuto il 1043, che giunto in stazione e svolto il servizio viaggiatori, riceveva in coda i carri proveniente dall’E626 che veniva prontamente staccato dal resto del convoglio. Una volta effettuate le varie operazioni il Capotreno effettuava la “prova freni” ed accertato che tutto fosse a norma avvisava il CapoStazione che con la paletta “licenziava” il locale. L’E626 finita la manovra ritornava a Villafranca per eventuali nuovi merci da spingere e si ricominciavano le varie manovre e le varie soluzioni per un tranquillo movimento ferroviario salvo nel 1986 quando quell’E626 ha fatto il suo ultimo viaggio per andare in pensione a causa di locomotori più potenti grazie ai quali i merci ora possono superare da soli la pendenza del 12 per mille.

    Ma come sempre il progresso uccide la bellezza delle cose ed infatti ora tutto questo non esiste più. I bovini viaggiano su “gomma” seguendo la politica del meno ferrovia e più inquinamento e traffico……

     

    Fine 1° parte…..

     

    Ndr: Mentre battevo il testo di questo intervento, istintivamente vivevo mentalmente le scene descritte, ed era un bellissimo immaginare momenti tipo Amarcord, ambientazioni Naif, la nebbia invernale, gli sforzi delle persone che però riuscivano nonostante tutto, ma nello stesso tempo una piccola scossa elettrica mi riportava alla triste realtà.  Perché i ricordi di Subaruiv non sono del secolo scorso, parliamo,  di circa 15 anni fa……. eppure sembra passato un secolo…….. ancora una volta lasciatemelo dire…. IO ODIO IL PROGRESSO.