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    November 03

    Trasporto regionale: le FS pronte a investire 2 miliardi

    Roma, 2 novembre 2009

    Il Gruppo FS è pronto all’acquisto dei treni per i pendolari. Mauro Moretti, intervistato questa mattina da Radio 24, ha infatti confermato l’investimento di 2 miliardi di euro in nuove locomotive per il trasporto locale. “Abbiamo tagliato gli sprechi e re-investiamo 1 miliardo e mezzo di euro, più altri 500 milioni che ci dà lo Stato, in nuovo materiale rotabile per il trasporto regionale”. 
    Le prime cento locomotive sono state già ordinate e l’accordo con Bombardier Transportation prevede un’opzione per altre 50. Inoltre il 18 novembre si conclude la gara, al momento in corso, per 350 Vivalto, più un’opzione per altri 250 convogli a doppio piano. “Se non si aumenta il parco del materiale rotabile, i mezzi che ci sono adesso sono destinati solo a invecchiare - ha spiegato Moretti – Treni ben tenuti e ben usati sono un capitale investito e possono fruttare tantissimo”. La consegna dei nuovi locomotori è prevista tra il 2010 e il 2012 e con questa nuova fornitura, Trenitalia potrà vantare una delle flotte più grandi ed omogenee in Europa, con ricadute positive in termini di riduzione dei costi operativi e di manutenzione. 
    Riferendosi ai nuovi Contratti di servizio per il trasporto locale, firmati con quasi tutte le Regioni italiane per i prossimi 6 anni, rinnovabili per altri 6, Moretti ha poi ribadito la necessità di avere degli accordi certi ed esigibili che garantiscano, in termini di tempo, una durata sufficiente ad ammortizzare il capitale investito. “E’ naturale chiedere qualche garanzia, prima di investire centinaia di milioni per comprare un treno – ha spiegato Moretti – Lo fa qualsiasi imprenditore”. 
    Il piano di potenziamento del trasporto locale, in corso al momento, rappresenta il più consistente investimento per l’ammodernamento della flotta regionale mai varato da FS ed è affiancato dalle gare internazionali per le pulizie, in molte Regioni ormai concluse o in via di definizione, dopo anni di battaglie legali. La società tedesca Dussmann Service si è aggiudicata l’appalto in Campania, Molise e Puglia.
    Dopo tutte queste belle notizie però la domanda resta sempre e solo una: "SARA' TUTTO VERO?"Animoticon
    September 25

    Etr Stadler 155 - Da Brunico a Bolzano

    In viaggio da Brunico a Bolzano attraverso la Val Pusteria sull'Etr 155 della Stadler, di proprietà della Sad la società che gestisce sia una parte della rete Ferroviaria che la rete Bus in Val Pusteria (Compreso il Treno del Renon) e Val Venosta. E' un treno a misura di passeggiero; monitor ogni 3/4 metri con informazioni sulle stazioni di arrivo e partenza, pulito (Trenitalia..capito??? Pulito!!!), con predellino per la salita/discesa ad altezza marciapiede, contenitori per i rifiuti con RACCOLTA DIFFERENZIATA, ed i bagni dove. credetemi, ci si potrebbe mangiare dentro. Intanto spaziosi, acqua funzionante (Sui nostri quando mai?) addirittura il pulsante per asciugarsi le mani, totale mancanza di scritte cretine all'interno, ed una dicitura ben evidenziata, bellissima, che all'incirca recita così: "VIETATO FUMARE. Se lo fate, quando sentite la sirena....Scappate!!!. E' indubbiamente un'altra cultura, un'altra mentalità, un'altro modo di far rispettare le regole. Basti pensare che per dieci giorni non ho visto un graffito che sia uno persino sui treni Italiani; voglio presumere che siano ben sorvegliati, o che da quelle parti se ti beccano.....ti fanno passare la voglia di rifarlo una seconda volta.
    Bene signori, cominciamo con questo video. Prossimamente, ancora notizie dai treni dell'Alto Adige. Buona visione.

     

     


    September 24

    Investimenti regionali.....

     
    Giornata del Trasporto Ferroviario Regionale:
    2 miliardi di euro per i nuovi treni dei pendolari
     
    Parte il piano d’investimenti in materiale rotabile più consistente mai avviato da Trenitalia. Il programma possibile grazie al risanamento di bilancio e alla ricapitalizzazione della società, alla stipula di nuovi Contratti di Servizio con le Regioni della durata minima di sei anni e al nuovo quadro finanziario e normativo delineato dai recenti provvedimenti legislativi.
    Oltre due miliardi di euro di investimento, circa 840 tra nuovi locomotori, carrozze e convogli, oltre 2.550 carrozze ristrutturate e ammodernate. Sono i dati salienti del più consistente piano di investimenti per l’ammodernamento e il potenziamento della flotta regionale mai intrapreso da Trenitalia. 
    Il piano, presentato oggi nell’ambito della Giornata del Trasporto Ferroviario Regionale e sostenuto per oltre un miliardo e mezzo in autofinanziamento e per il restante con risorse individuate e stanziate dal Governo, consentirà di offrire progressivamente livelli di efficienza e di comfort coerenti alle richieste delle centinaia di migliaia di pendolari che ogni giorno viaggiano sui treni di Ferrovie dello Stato. 
    Con l’acquisto dei nuovi treni e con il piano di investimenti per l’ammodernamento della flotta regionale, il Gruppo FS centra uno degli obiettivi che il nuovo management aveva posto al centro del proprio piano industriale.  Una promessa mantenuta anche grazie al concreto e sinergico contributo degli attori in campo, a partire dalle amministrazioni regionali e provinciali per proseguire con il Parlamento, il Governo, i lavoratori del Gruppo FS, le organizzazioni sindacali e le associazioni dei consumatori.  Se infatti oggi il Piano è finalmente realizzabile lo si deve ad alcuni fondamentali presupposti: 
    il risanamento del bilancio, conseguito in soli due anni partendo da un “rosso” di due miliardi di euro, e ottenuto grazie ad una efficace razionalizzazione delle spese e dei costi di produzione, insieme ad un incremento di produttività realizzato con il concorso di lavoratori e sindacati; la ricapitalizzazione di Trenitalia, attuata attraverso il trasferimento di asset interni al Gruppo FS, senza quindi nessun apporto di capitale pubblico, con il forte sostegno del Governo; il mutato quadro finanziario e normativo, sollecitato dagli amministratori locali, dalle associazioni dei consumatori e dai comitati dei pendolari e delineato da alcuni provvedimenti come il “Decreto Anticrisi” e il “Decreto Incentivi”, recentemente approvati dal Parlamento; resi possibili da questo mutato quadro normativo, i nuovi Contratti di Servizio con le Regioni, sottoscritti per una durata di sei anni rinnovabili per altri sei: ossia per un periodo per la prima volta sufficiente a pianificare azioni di sviluppo e miglioramento dell’offerta, con i relativi e indispensabili investimenti; la redazione di un unico Catalogo dei Servizi e del relativo listino prezzi che sono diventati la base comune per la stipula dei nuovi Contratti. Il Catalogo ha reso evidenti i costi dei singoli servizi di trasporto e dei servizi accessori forniti da Trenitalia ed ha posto le basi per un rapporto trasparente tra committente Regione e fornitore Trenitalia.  La presentazione del Piano di Investimenti rappresenta il clou della “Giornata del Trasporto Ferroviario Regionale”, un incontro utile anche a fare il punto sulle prospettive di rilancio del trasporto ferroviario regionale, rese concrete da questo rinnovato scenario. 
    La Giornata, inaugurata dal breve saluto del presidente del Gruppo FS Innocenzo Cipolletta, prevede la partecipazione e gli interventi del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Altero Matteoli, dell’amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato Mauro Moretti, dell’amministratore delegato di Trenitalia Vincenzo Soprano, dei rappresentanti di 19 amministrazioni regionali, di cui 12 in collegamento via satellite dalle relative sedi, nonché delle rappresentanze dei sindacati di settore e delle associazioni dei consumatori.
    Ndr: Sembrerebbe l'inizio di una nuova era, di un rinnovamento del quale il nostro parco rotabili, e soprattutto la faccia dell'Azienda, ne ha un assoluto bisogno. Sinceramente stento a credere che ciò succeda, soprattutto conoscendo i vertici di TrenitaGlia........
    Ai "rotabili" l'ardua sentenza......
     
    July 17

    Ferrovia Genova - Casella.

     La Ferrovia Genova-Casella, è una metropolitana di superficie di Genova e della sua area metropolitana. Aperta all'esercizio nel 1929 (a fine lavori, iniziati con la cerimonia della posa della prima pietra il 26 giugno 1921), collega la città di Genova - dalla stazione di piazza Manin - all'abitato del comune di Casella, nell'entroterra del capoluogo, attraverso un percorso totalmente montano lungo 24,318 chilometri che tocca tre valli differenti: la Valbisagno, la Valpolcevera e la Valle Scrivia.
    La linea è a scartamento ridotto di 1 metro, scartamento metrico e a trazione elettrica. Con undici coppie giornaliere di treni trasporta circa 250 mila passeggeri l'anno. Il tempo di percorrenza dell'intera linea è di circa 50 minuti.
    Le altimetrie toccate sono le seguenti: dalla quota di 93 metri s.l.m. della stazione di Genova Piazza Manin si passa in nove chilometri ai 370 m di località Trensasco, per giungere a 410 metri di altitudine del capolinea di Casella dopo aver valicato lo spartiacque della frazione di Crocetta d'Orero, a 458 metri s.l.m. La pendenza massima è del 45‰. Oltre ai comuni di Genova e Casella, la linea attraversa anche i territori dei comuni di Sant'Olcese e Serra Riccò.
    Dal 1949 in gestione commissariale governativa del Ministero dei Trasporti, è gestita dal 2002 da una società controllata dalla Regione Liguria ed è una fra le poche ferrovie in concessione italiane che non sono cadute vittima delle soppressioni degli anni sessanta. Il motivo del suo mantenimento è da individuarsi prevalentemente nella mancanza di percorsi alternativi di collegamento fra Genova e Casella nella prima tratta. Negli anni passati sono stati effettuati studi per un suo prolungamento dalla stazione di piazza Manin - poco distante dal castello Mackenzie - alla stazione ferroviaria di Genova-Brignole, mediante un'ipotetica galleria elicoidale; era stata inoltre ipotizzata una diramazione volta a servire il quartiere di Begato, sopra Rivarolo, che avrebbe così collegato - come una sorta di metropolitana leggera in affiancamento all'attuale metropolitana genovese - la delegazione ponentina con il centro città ed anche un prolungamento dal capolinea di Casella fino al comune di Isola del Cantone. Nessuno di questi progetti si è tuttavia concretizzato.
    Previa prenotazione, è possibile prenotare interi convogli, storici o no, per matrimoni o per il trasporto di cicli, anche per gruppi numerosi. Il tracciato, di forte interesse paesaggistico, costeggia - nella prima tratta in Val Bisagno - la linea di fortificazioni che costituisce parte del nucleo levantino dei forti e delle mura di Genova d'epoca medioevale, per proseguire, dopo la galleria Trensasco (100 m), in Valpolcevera, con un andamento inizialmente più dolce, quindi riprendendo, specie sugli spettacolari tornanti di Sant'Olcese, le caratteristiche della prima tratta: pendenze sino al 45 per mille e curve di raggio minimo di 60 metri. La breve galleria Crocetta (58 m), che segue immediatamente all'omonima ex fermata al punto di valico (458 m), immette in Valle Scrivia. Il capolinea di Casella Paese viene raggiunto dopo una ripida discesa, un regresso alla radice del grande impianto di Casella Deposito, un tratto parzialmente in sede promiscua e lo scavalcamento del torrente Scrivia.
     
    Ho effettuato il viaggio su questo treno proprio domenica scorsa, ed ho trovato una situazione di degrado assolutamente inqualificabile per una situazione degna da piccole ferrovie di terzo mondo, peggiorata dal fatto che la Ferrovia Genova Casella è patrimonio della Comunità Europea. Pessimo biglietto da visita già all'arrivo in stazione dove in un giorno FESTIVO ed ESTIVO sono presenti solamente 3/Tre convogli in tutto il giorno; la situazione peggiora durante la settimana dove i convogli si riducono a 2/Due soli, mentre tutte le altre corse sono effettuate da Bus sostitutivi. Nulla possono valere le ragioni, da parte degli Enti preposti, di una linea "attualmente in manutenzione" visto che la stessa dura ormai da anni e anni e dove, come potrete vedere dal filmato, le carrozze sono imbrattate esternamente dai soliti vandali, e sempre esternamente sono di una sporcizia allucinante, oltremodo presente anche in tutte le stazioni del percorso, lasciate andare allo sbando più totale. Ciliegina sulla torta, il Bar della stazione di Partenza "Piazza Manin" chiuso nonostante il buon flusso di viaggiatori. Morale della favola: IL TRENINO E' QUA'......TRA POCO PARTE.......ARRANGIATEVI!!
    Di positivo, l'assoluta gentilezza del personale di stazione e viaggiante pronto a dare tutte le informazioni del caso, la bellezza del paesaggio che si incontra durante il viaggio, con vista panoramica sulla parte di levante di Genova, ed il fresco che si può trovare nel paese di Casella, attrezzato con Parco Giochi per bambini e Area pic nic per le famiglie.
    Da genovese, attaccato al trenino ed alla propria città, mi stringe il cuore a doverne parlare male, ma è giusto dire le cose come stanno e che sono sotto gli occhi di tutti. Naturalmente questo non vuol dire che non ne valga la pensa di viaggiarci; tutt'altro invece, perchè il TRENINO DI CASELLA, come lo chiamiamo a Genova, è sempre emozionante ed è un'avventura degna della passione ferroviaria.
    Signori in carrozza!!!!!!!! Si parte per Casella!!!!!!!!!!! Animoticon
     
     

    May 30

    La leggendaria E428

    Le E.428 erano per l'epoca impressionanti per la combinazione di fattori che le caratterizzava: di grandi dimensioni, pesanti, molto potenti e velocissime, erano mezzi costruiti per sfidare qualsiasi concorrente. Basti pensare che sopravanzavano di oltre quattro metri le E.626 allora già in servizio, e che pesavano da dieci a venti tonnellate in più, per via dei due motori "extra"; per questo diventarono prontamente uno dei punti di vanto della tecnica nazionale. Inoltre, la prima richiesta era per una velocità massima di ben 150 km/h, poi portata a "soli" 130. 
    Avrebbero dovuto essere affiancate da delle "sorelline" più leggere e veloci, le E.326, ma queste ultime non si dimostrarono all'altezza e di fatto furono limitate a velocità inferiori. Alle due serie, si affiancava anche il già citato gruppo E.626, concepito nell'ambito del medesimo programma di rinnovamento e specifico per un uso misto-multiruolo, e già messo in servizio pochi anni prima a partire dal 1928. Un quarto tipo, per treni leggeri, non venne prodotto ma fu ispirazione per la successiva generazione di veicoli, mentre il quinto gruppo (locomotore di manovra) non arrivò alla fine della fase progettuale.
    L'E.428 è solo il terzo gruppo a corrente continua progettato in Italia, e come tale conservava ancora il retaggio delle tecniche e delle soluzioni tipiche delle locomotive trifase, se non addirittura delle vaporiere: le ruote centrali alte e l'utilizzo di carrelli più piccoli per smaltire meglio il peso in eccesso sono state usate per l'ultima volta su questo gruppo, prima di entrare a far parte del passato della tecnologia ferroviaria.Il primo studio per le E.428 prevedeva la presenza di due avancorpi molto pronunciati alle due estremità, e di un rodiggio di tipo 2’Do2’ (ossia di un solo carrello motore da 4 sale motorizzate più due carrelli portanti a 2 assi). L'esperienza sulle E.326 spinse i progettisti a ridurre le dimensioni degli avancorpi, per ridurre gli intralci alla visibilità e aumentare lo spazio utile in cabina. Inoltre, l'osservazione degli sforzi creati sui binari dal passo rigido lungo (5 metri) delle E.326 suggerì di dividere il carrello in due carrelli più piccoli: altrimenti, il passo rigido sarebbe stato superiore ai 7700 mm, cosa che avrebbe creato molti problemi.
    La prima E.428, n. 001, venne consegnata nel maggio 1934: la costruzione della prima serie continuò fino al 1937, per un totale di 96 esemplari. I primi test dimostrarono alcuni problemi di stabilità e agli impianti frenanti, per cui vennero richieste modifiche da applicare su una estensione della prima serie: questo ordine aggiuntivo venne assegnato il 29 gennaio 1937 ad Ansaldo e Reggiane-Marelli, che avevano già partecipato con Breda alla prima commessa, e il lotto venne consegnato nel 1938. Il secondo ordine era caratterizzato da modifiche all'elettronica, con l'aggiunta di uno step in più sulle regolazioni degli shunt, e dall'inserimento di ampie prese d'aria laterali presenti solo in alcune unità Breda della prima serie (E.428.045-069). La trasmissione venne accorciata a 29/103, cosa che aggiunse quattro tonnellate di peso in più. Le prime venti unità di questo ordine vennero consegnate in color castano-grigio pietra con panconi rossi, respingenti castano e placche di marcatura in bronzo con sfondo castano (non in linea con le successive norme relative alle targhe). Gli avancorpi erano decorati con un fascio littorio in bronzo. Già l'anno dopo, nel 1935, il color grigio venne sostituito dal color isabella, e le prime unità vennero ridipinte alla prima manutenzione, mentre tutte le successive furono consegnate già con lo schema definitivo. Il 14 dicembre 1937 venne elevato l'ordine per il secondo gruppo di E.428: vennero abbandonati alcuni dei concetti tipici della sua progettazione, come gli avancorpi frontali, in questa serie sostituiti da cabine avanzate per favorire la visibilità. Questa serie venne dotata di rapporto standard 29/103. L'ordine venne espletato da Breda, TIBB, Reggiane, Marelli e Ansaldo, che consegnarono gli 81 veicoli nel 1939 e 1940. Il terzo ordine venne emesso il 5 aprile 1939, 80 unità per servizi veloci. TIBB e Ansaldo cominciarono a consegnare i mezzi l'anno successivo, e proseguirono fino al 1943 quando il volgere della Seconda guerra mondiale rese insostenibile la commessa che venne fermata dopo 39 esemplari. Questa terza serie è quella dal famoso musetto aerodinamico, e caratterizzati da un miglioramento della trasmissione e da una serie di dispositivi tesi a migliorare i punti critici emersi in fatto di aderenza e freni. Il musetto venne studiato da D'Arbela e dal suo gruppo di progettisti, facendo uso di un'installazione per test fluidodinamici preparata a Guidonia. Inizialmente si valutarono i limiti dei mezzi esistenti tramite modellini in scala 1:20, per poi arrivare a sperimentare le nuove soluzioni in scala 1:1 su mezzi reali dotati di applicazioni posticce.
    La terza serie fu suddivisa tra TIBB e Ansaldo: mentre TIBB realizzò i mezzi standard, Ansaldo produsse una versione modificata in 18 esemplari dotata di trasmissione lunga e dalle prestazioni più elevate (fino a 150 km/h teorici). Le E.428 annoverarono numerose unità danneggiate durante la guerra, ma tutte tranne due vennero poi riparate, se non ricostruite. Le unità perse sono la E.428.090 (radiata nel 1944) e la E.428.242 (1946).
    Altre unità (035, 091, 108 e 139) sono state accantonate con intento di demolirle, ma sono in seguito state riparate e rimesse in servizio tra il 1947 ed il 1951. Le riparazioni resero difficile identificare il tipo di trasmissione installata, non sempre standard, tanto che nel 1947 tutti i gruppi vennero riportati a condizione originaria. Tuttavia, questo stato durò poco dato che le riparazioni e le revisioni di servizio spesso sostituirono le trasmissioni con altre equivalenti ma non identiche.
    Nel 1946 le Ferrovie dello Stato ordinarono la rimozione dei fasci littori bronzei sui frontali delle unità sopravvissute
    Inoltre, negli anni sessanta il gruppo "veloce" 34/98 venne eliminato e sostituito con gruppi di trasmissione tipo 29/103.
     
    Il resto, sono rimpianti e nostalgie dei giorni nostri...............

      


        

     

    May 28

    Il gruppo delle E 636

    Le locomotive FS E.636 sono una serie di locomotori elettrici in dotazione alle Ferrovie dello Stato italiane.
    Sul finire degli anni trenta le Ferrovie Italiane potevano contare su tre tipi di locomotive elettriche da 3 kV CC, concepite secondo una filosofia di "interoperabilità" propugnata dall'ingegner Giuseppe Bianchi: una serie d'accorgimenti che permettevano la compatibilità dei pezzi di ricambio tra i vari tipi di locomotiva, allo scopo di ridurre i costi e i tempi di manutenzione.
    Con l'aumento del traffico ferroviario in Italia, si decise di creare una nuova locomotiva forte di tutte le innovazioni tecnologiche dell'epoca, di concezione semplice ed affidabile, ma senza i problemi dei mezzi esistenti. Nel 1938 l'ingegner Alfredo d'Arbela e la sua equipe presentarono un nuovo tipo di rotabile, che in quel periodo venne portato ad esempio dei successi tecnologici del nostro paese dalla propaganda politica del governo in carica.
    La E.636 era composta di due semicasse articolate, con tre carrelli indipendenti a due assi; il peso veniva così suddiviso tra un numero maggiore di assi, rientrando ampiamente nei limiti consentiti dall'armamento della linea ferroviaria. Le apparecchiature interne furono disposte secondo una nuova logica razionalizzata, permettendo una migliore distribuzione delle 101 tonnellate di peso. Le E.636 montavano gli stessi motori della E.626, i "32R" ma non riuscivano a garantire una potenza adeguata ai compiti che queste nuove locomotive avrebbero dovuto svolgere. Vennero modificati, acquisendo la sigla di "32R5" e furono dotati di un sistema di trasmissione ad albero cavo, più snello rispetto al complesso sistema ad ingranaggi originario. Per la prima volta le locomotive vennero dotate di un circuito di protezione da sovratensioni chiamato Separatore D'Arbela, che rimase in servizio fino agli anni 70 per poi essere sostituito con un più moderno sistema ad interruttore extrarapido. I carrelli erano in lamiera scatolata, con struttura ad anello e due travi trasversali intermedie, ammortizzati tramite molle a balestra montate su ogni asse una per lato. I cuscinetti delle sale, inizialmente a lubrificazione, vennero con la seconda e terza serie sostituiti da cuscinetti a rulli che richiedevano meno manutenzione ed erano meno soggetti ad usura. La cassa, in acciaio, posava sui carrelli tramite perni montati sulle traverse e su una coppia di pattini.

    Le nasciture E.636 concettualmente erano nient'altro che una versione meccanicamente aggiornata delle vecchie E.626, e ne mantenevano alcuni problemi di progettazione: qualche problema di rumorosità causato dal sistema di trasmissione non impedì a questo nuovo gruppo di affermarsi. Vennero studiati due diversi rapporti di trasmissione: uno più corto (21/65) per i tratti in pendenza o per i treni pesanti, con velocità massima di 95 km/h (poi accresciuta a 105 nel 1948) ed uno più lungo (28/65) con velocità massima di 120 km/h.

    Il gruppo E.636 è stato prodotto in tre serie di locomotive:

    • prima serie (001 - 108) costruita dal 1940 al 1942
    • seconda serie (109 - 243) costruita dal 1952 al 1956
    • terza serie (243 - 469), costruita dal 1957 al 1962.
    Il primo esemplare, la E.636.001, entrò in servizio nel maggio 1940, e durante la guerra altre 108 unità furono consegnate fino al 1943 da diverse industrie quali Breda, OM, CGE, Officine Meccaniche Reggiane, Magneti Marelli e Officine Ferroviarie Savigliano.
    Le unità N.042, 068, 076, 078, 079 e 105 furono distrutte a seguito delle ostilità durante la Seconda Guerra Mondiale, ma terminato il conflitto la necessità di nuovi mezzi e l'intervento del Piano Marshall spinse a riprendere la costruzione di queste locomotive: di questa serie furono costruiti un totale di 469 esemplari, compresi i primi 108 realizzati durante la guerra. Oltre ai costruttori elencati si aggiunsero altre industrie: Fiat, TIBB, Pistoiesi ed Ansaldo. Negli anni a seguire le innovazioni tecnologiche ed i vari miglioramenti contribuirono a rendere maggiormente affidabile questo gruppo di locomotive, che servirono da base di partenza per i nuovi gruppi E.646 ed E.656, che pur essendo mezzi a sé stante portarono il numero di unità derivate dal medesimo progetto alla cifra di 1.219 mezzi.
    Attualmente la capostipite E.636.001 giace accantonata presso il deposito di Palermo, ma nonostante il valore storico non sembra esserne prevista una monumentazione o la preservazione. Gli aspetti che più di altri giocherebbero a sfavore di un eventuale restauro di questa unità sono legati al pessimo stato di conservazione di questo rotabile, seriamente danneggiato ad una semicassa nonché quasi totalmente privato delle apparecchiature di bordo.
     
      
    May 21

    Treno Archimede in arrivo a Genova P. Principe da GE Bolzaneto......

    Su Youtube ormai si trova di tutto, e tra questo tutto si trovano anche, per gli appassionati di ferrovie reali, molti filmati del treno Archimede, ovvero il convoglio di Trenitalia che testa tutte le linee italiane, ivi comprese anche le segnaletiche, diramazioni, linea aerea etc etc. Il tutto con una particolarità.....particolareAnimoticon. La visione è dalla cabina della locomotrice quindi con un'ampia ed insolita panoramica delle tratte italiane. In teoria uno dei tanti desideri di noi bambini grandi o grandi bambini che dir si voglia; in pratica mi sono già interessato, ma a prescindere dalle difficoltà burocratiche per esser ammessi, con il rischio poi di capitare su una tratta poco entusiasmante, la caraPerplesso.........simpaticaTriste..... amatissima Arrabbiato Trenitalia chiede un sacco di palanche ovvero di euro......e quindi, almeno per me, resterà un sogno. Ma mai dire mai, come dico sempre, anche perchè a volte i sogni si avverano.........
    Ma torniamo ai video. Basta digitare, su YouTube, Treno Archimede e chiunque può scegliere la tratta desiderata a seconda dei luoghi in cui si abita o che piacciono particolarmente. Io ho scelto la tratta finale da Arquata Scrivia a Genova Piazza Principe, in paticolare da Ge/Bolzaneto a Genova Principe, che in pratica conosco quasi a memoria, avendola percorsa tantissime volte quando per lavoro andavo spesso a Milano.
    Vi invito a rilassarvi 10 minuti e godervi questo viaggio inconsueto, ma molto piacevole, ringraziando soprattutto 44Nikko87 (Suoi i filmati su YouTube), per permetterci di viaggiare in questo modo.
    Buona visione, GianFranco

     

       

    December 06

    YouTube - Talgo Corporate Video (Spanish Version)

    Un interessante video sui treni spagnoli TALGO in continua espansione. Il video è in versione spagnola (figuriamoci se la fanno anche in Italiano) ma è facilmente intuibile.
    Avevo preso un Talgo tantissimi anni fà, esattamente nel 1986, e sinceramente erano treni quasi da terzo mondo; mantici rotti e con acqua che passava nel passaggio tra un vagone e l'altro, servizi igienici al limite della sopportazione, ma soprattutto lentezza e continue rotture del materiale ( e non solo....del materiale Animoticon)
    Sicuramente nel tempo hanno avuto un'evoluzione INdirettamente proporzionale rispetto ai nostri treni sempre più fatiscenti, sporchi e vecchi, salvo quelli che paghi con cambiali annuali per i VIPS.
      

     

    April 04

    Il circuito di Vuz Velim (Repubblica Ceca)

    Tra le varie novità annunciate a fine 2007 c'era anche quella di inserire ogni tanto notizie del mondo ferrovairio reale, e questo anche grazie alla collaborazione con Subaruiv.
    Il primo intervento è dedicato ad un luogo ai più sconosciuto, se non agli addetti ai lavori, ma importantissimo per la maggior parte dei treni che circolano davanti ai nostri occhi; Ovvero al circuito
    VUZ Velim (Rep. Ceca).
     
    Il circuito VUZ Velim è un tracciato prova utilizzato dai costruttori di materiale rotabile per effettuare test dinamici e statici sui propri mezzi.
    All'interno del circuito di Velim è possibile effettuare verifiche in merito alla resistenza dei treni, alle forze motrici e ai crash test, testare l'efficienza e la corrisponza agli standard previsti dalle componenti meccaniche e di trazione, sondare i ivelli di rumorosità, di sicurezza e di consumo energetco dei convogli per testare i quali mezzi, treni e locomotive singole, il centro mette a disposizione due differenti circuiti prova, diversi per la lunghezza e curvatura della linea.
    Il circuito più lungo LTC (Long Test Circuit) ha una lunghezza totale pari a 13.3 Km ed è costituito da due rettilinei e due tratti in curva (rispettivamente di circa 2 e 4 km ciscuno). Su questo primo circuito vengono testati rotabili fino ad una velocità massima di 200 km/h. Il secondo circuito STC (Small Test Circuit) permette invece i test a percorso curvo di circa 4 km, con differenti raggi di curvatura per testare il comportamento dei treni in fase di marcia non rettlinea. Il centro si compone inoltre di una sala per la preparazione ai test e di laboratori per la realizzazione di test statici.
     
    Continua.....
     
     

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    Il circuito di Vuz Velim